Come decuplicare i ricavi In tempi di…
marzo 5, 2010 08:31
Come decuplicare i ricavi In tempi di crisi, è il sogno di tutti. Un colpo di bacchetta magica et voila, ecco decuplicare i ricavi, almeno di una parte delle attività. Tutto questo, inoltre, con effetto retroattivo! Mica facile, direte, vero? O forse no? L'Eni Spa, divisione gas and power, gestisce la vendita del gas ai clienti del servizio di tutela. Ebbene, dal primo luglio 2009, la componente fissa della nuova tariffa di vendita decuplica passando da trenta centesimi a tre Euro al mese! Tra l'altro, una componente fissa per la distirbuzione ci può anche stare; ma per la vendita? Più 900%, insomma: a fronte di che? In soldoni, con un consumo 0, vi arriverà una bolletta quadrimestrale di 12 Euro + Iva. A me personalmente, con il giuoco dei conguagli, per un consumo 0 è arrivata una bolletta di 35 Euro. Come? Non ci credete? E allora vi invito a consultare, oltre che le vostre bollette, la delibera dell'Autorità per l'Energia elettrica e il gas ARG/gas 64/09 e 79/09. Buona lettura ... del resto siamo in linea con il tasso di inflazione programmata: quello cumulato degli ultimi 50 anni. Prendendo come base 20 milioni di utenze, la "manovra" vale circa 628 milioni di Euro l'anno. E magari farà anche scattare qualche bonus...
Pubblicato da laureato91 | CommentiTag: economia - articoli
Ci risiamo anche qui A volte mi vien…
febbraio 2, 2010 14:18
Ci risiamo anche qui A volte mi vien da sorridere, anche di me stesso. Si studia, si scrive, si commenta.... e poi, alla fine, si continua ad assistere alle solite cose. Almeno si riuscisse ad intravedere qualcosa di nuovo: che so, un meccanismo un po' più complesso, un tentativo di innovare almeno le forme. Macchè... solita gente, solite incapacità, solite rapacità.... Per motivi di lavoro, mi è tornata in mente una "vecchia" vicenda (aprile scorso) relativa a Tronchetti Provera e Puri Negri: tanti cognomi, due persone che soddisfano i più accaniti Lombrosiani, un fallimento (e nemmeno il primo). Così, dopo i risultati disastrosi ottenuti in Telecom, si replica (non a grande richiesta, peraltro), anche in Pirelli RE. La società immobiliare, che all'epoca aveva perso più o meno l'80% dalla quotazione (giugno 2002) ed il 90% dai massimi, si basava come al solito su un debito immediatamente diventato insostenibile non appena i prezzi del mattone hanno iniziato a vacillare. Non male per una società che dichiarava di volersi basare sui servizi e sulla diversificazione. Miopia? Incapacità manageriale? Entrambe? Chissà: di certo rimangono i risultati societari catastrofici. 195 milioni di perdita nel 2008, 200 milioni di capitalizzazione, il doppio di richiesta agli azionisti come aumento di capitale. Ed ecco che Puri Negri, l'amministratore delegato della società che tra l'altro, se non ricordo male, rimase coinvolto iun un "incidente" già al tempo della quotazione (un problema legato alla vendita eccessiva di azioni proprie in sede di IPO), decide di lasciare. Un sussulto di dignità? Forse una presa di coscienza delle proprie evidentemente non eccelse capacità? Nulla di tutto questo. Piuttosto, un modo per abbandonare la nave che sta affondando, facendole per di più imbarcare un altro po' d'acqua. Già, perchè a fronte dei numeri sopra riportati, Puri Negri si è visto attribuire 12,4 milioni di Euro (!) a titolo di indennità per la risoluzione anticipata (e gli azionisti, chi li indennizza?), e di patto di non concorrenza: riguardo quest'ultimo, si potrebbe utilizzare di nuovo una battuta che a suo tempo girò con riferimento a Romiti (bisognerebbe obbligare chi ottiene questi risultati a lavorare per la concorrenza!). Come dire, un "premio" del 6% abbondante a valere sulle perdite del 2008. Infine, ciliegina sulla torta, al Puri Negri è stato assicurato un contratto biennale di consulenza per 1,6 milioni di Euro, tanto per non perdere i suoi "preziosissimi" consigli anche dopo la sua prematura dipartita. Bah! Che dire? Chissà perche da diversi mesi, ogni qual volta leggo che bisogna applicare al settore pubblico le regole e la meritocrazia vigenti nel settore privato, mi vengono i brividi....
Pubblicato da laureato91 | CommentiTag: finanza, economia - articoli
Greenspan non ha sbagliato tutto? Come…
dicembre 16, 2009 10:11
Greenspan non ha sbagliato tutto?
Come sapete, non sono mai stato tenero verso l’ex govenatore della Fed, e questo sin da tempi assolutamente non sospetti, anni prima dell’inizio dell’attuale crisi.
La tesi è invece di Bradford De Long, di cui è apparso tempo fa (inizio estate, mi pare) un breve articolo su "Il Sole 24 Ore".
I punti che secondo me rendono l’analisi di De Long questionabile – per carità, si tratta sempre di un professore di Berkeley, ex assistente del Ministro del Tesoro sotto Clinton - sono due.
Il primo è quello di dividere il ragionamento sui prezzi al consumo da quello sui prezzi dei beni patrimoniali, in primis immobiliari.
In sostanza, sostenendo una simile linea di pensiero si presuppone che i secondi non abbiano effetto alcuno sull’andamento "al margine" dell’economia, nè sui comportamenti degli operatori economici e sulla mobilità/produttività.
Ebbene, secondo me tale assunto è completamente errato, ed in questi anni lo si è potuto constatare ripetutamente: quanto meno, maggiori prezzi immobiliari generano fatalmente maggiori affitti e riducono il reddito disponibile dei lavoratori nonchè la relativa mobilità; i "bamboccioni", in taluni casi, non sono che operatori economici razionali che possono accettare bassi salari, in presenza di alti affitti, solo rimanendo in famiglia.
Il secondo è quello che accredita a Greenspan l’aver ridotto la disoccupazione proprio non contrastando la bolla immobiliare. Dice De Long:
"La piena occupazione è meglio di un’alta disoccupazione, se può essere perseguita senza inflazione [misurata dall'indice dei prezzi al consumo] – deve aver pensato Greenspan.
Se poi si presentasse una bolla e questa non si sgonfiasse ma esplodesse, minacciando di innescare una depressione, la Fed avrebbe in ogni caso strumenti e politiche adeguate …".
Ora, lo stesso De Long è costretto ad ammettere che "col senno di poi, Greenspan ha avuto torto". Ma forse lo ha avuto anche col senno del prima.
Senza chiamare in causa Wicksell ed il tasso naturale, su cui De Long fa considerazioni errate proprio perchè insiste a non considerare l’andamento del prezzo dei beni patrimoniali, che è anch’esso "inflazione" anche se non registrata dagli ordinari indici e che ha effetti redistributivi a danno dei redditi da lavoro e, in definitiva, dei consumi, basta una semplice considerazione.
Condizione necessaria, anche se non sufficiente, per l’incremento della leva finanziaria del sistema è l’abbondante offerta di liquidità a tassi contenuti. Senza di questo, il peggioramento del trapporto tra attivo e patrimonio del sistema bancario incontra seri limiti.
E, al di là di questo, evitare per un pelo un muro contro cui si sta andando a sbattere non frenando, ma aumentando la velocità rendendo assai più che probabile lo schianto contro un muro più massiccio, non sembra una buona idea.
La stabilizzazione dei livelli occupazionali va valutata in un’ottica intertemporale; l’aver evitato una moderata recessione favorendo lo "schianto" del sistema finanziario internazionale a me, umilmente, non pare una strategia vincente nel medio periodo.
E Greenspan e De Long, se insistono davvero, e non per motivi ideologici, a sostenere certe tesi, continuano a sbagliare.
E adesso, ci risiamo; anche commentatori come De Cecco affermano sempre più apertamente che, dal momento che le iniezioni di liquidità stanno più che compensando le instabilità del moltiplicatore, l’avvio di una nuova stagione di carry trade finanziata di fatto dalla Fed (e in parte dalla BoJ) sta ponendo le basi di nuove bolle.
E non si venga a riproporre il solito argomento che non vi è traccia di inflazione. Non vi è, semplicemente perchè gli indici non ricomprendono gli andamenti dei prezzi dei beni patrimoniali.
Pubblicato da laureato91 | Commenti (1)
Tag: economia, finanza, società , finanza pubblica
Finanza islamica Qui non si vuole…
novembre 30, 2009 10:00
Finanza islamica
Qui non si vuole offendere nessuno. Anche perchè, a ben guardare, le fobie delle religioni si somigliano molto.
Anche noi cattolici avevamo, come dire, un "bias" negativo nei confronti della cosiddetta usura, che in realtà comprendeva qualsivoglia forma di prestito.
E anche noi ci arrampicavamo sugli specchi, dacchè la società ha sempre avuto bisogno di una (sana) finanza, per giustificare differenti forme di "usura", magari appaltandone ad "infedeli" il relativo esercizio.
Ora tocca all’Islam; del resto, essendo tale religione nata circa sei secoli e mezzo dopo la nostra, si trova in qualche modo a ripercorrere le nostre orme.
Il problema è che i princìpi religiosi – purtroppo, fatemi aggiungere – se eccessivamente aprioristici non sempre si attagliano alla vita su questa Terra. Se poi ci aggiungiamo un pizzico di "avidità" insita in tutti gli esseri umani….
Insomma, quello che voglio dire è che mi fa sorridere la campagna mediatica che da qualche mese inizia ad intravvedersi in favore della finanza islamica.
Ovvio: fondi sovrani con grosse disponibilità e persone fisiche presenti nei nostri Paesi che possono essere adocchiate come clienti sono una spiegazione sufficiente.
Il punto è: quanto tutto ciò è desiderabile? Quanto è efficiente? Quanto può nascondere residui medievali, vedi il caso della monarchia assoluta di Dubai, dove non è possibile distinguere tra impegni dello Stao ed impegni del Sovrano?
Già, perchè alla fine le operazioni di finanza islamica – e qui non si tratta di problemi religiosi, ma strettamente tecnici – si caratterizzano per essere inutilmente complesse.
Mi spiego: i sottoscrittori che vogliono seguire i principi religiosi non devono riscuotere interessi. Peccato che, essendo anche loro esseri umani, vogliano comunque una remunerazione del capitale impiegato.
E allora? E allora ecco un fiorire di formule che aggirano (un po’ ipocritamente) l’ostacolo. Così, ogni normale prestito deve di fatto tramutarsi in una cartolarizzazione; ogni concessione di mutuo postula un doppio passaggio di proprietà degli immobili (dal precedente proprietario alla banca, che percepisce le rate di mutuo alla strgua di un affitto, ed alla fine dalla banca al mutuatario); e così via…
Il tutto,per "fingere" che in tutte le operazioni vi sia una forma di compartecipazione al rischio con il sottoscrittore, di modo che i flussi di danaro – di fatto a titolo di interesse – siano "giustificabili" sotto altra forma, dopo che ciasuno schema operativo è stato passato al vaglio di apposite commissioni, come dire, "tecnico-teologiche".
Fin qui, nulla di male. E ci mancherebbe!
Però, non posso fare a meno di chiedermi se, in un momento come questo dove la crescita ingiustificata di sovrastrutture complicanti ha già fatto i propri danni, si aproprio il caso di invocare altre inutili complicazioni.
Un "crack islamico", infatti, comporterebbe la ricostruzione e risistemazione di una serie di operazioni caratterizzate da un grado di complessità in media maggiore, e totalmente inutile dal punto di vista economico-tecnico. E sicuramente comporta costi maggiori, anche nel caso non vi siano incidenti di percorso.
Certo, l’uomo non è solo economia; ma sembra proprio di trovarsi davanti al perpetuarsi del principio della doppia verità…
Pubblicato da laureato91 | Commenti (1)
Tag: economia, finanza, società , finanza pubblica


Loading ...