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Finanza islamica Qui non si vuole…

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Scritto da: laureato91 | novembre 30, 2009 | Commenta |

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Finanza islamica
Qui non si vuole offendere nessuno. Anche perchè, a ben guardare, le fobie delle religioni si somigliano molto.
Anche noi cattolici avevamo, come dire, un "bias" negativo nei confronti della cosiddetta usura, che in realtà comprendeva qualsivoglia forma di prestito.
E anche noi ci arrampicavamo sugli specchi, dacchè la società ha sempre avuto bisogno di una (sana) finanza, per giustificare differenti forme di "usura", magari appaltandone ad "infedeli" il relativo esercizio.
Ora tocca all’Islam; del resto, essendo tale religione nata circa sei secoli e mezzo dopo la nostra, si trova in qualche modo a ripercorrere le nostre orme.
Il problema è che i princìpi religiosi – purtroppo, fatemi aggiungere – se eccessivamente aprioristici non sempre si attagliano alla vita su questa Terra. Se poi ci aggiungiamo un pizzico di "avidità" insita in tutti gli esseri umani….
Insomma, quello che voglio dire è che mi fa sorridere la campagna mediatica che da qualche mese inizia ad intravvedersi in favore della finanza islamica.
Ovvio: fondi sovrani con grosse disponibilità e persone fisiche presenti nei nostri Paesi che possono essere adocchiate come clienti sono una spiegazione sufficiente.
Il punto è: quanto tutto ciò è desiderabile? Quanto è efficiente? Quanto può nascondere residui medievali, vedi il caso della monarchia assoluta di Dubai, dove non è possibile distinguere tra impegni dello Stao ed impegni del Sovrano?
Già, perchè alla fine le operazioni di finanza islamica – e qui non si tratta di problemi religiosi, ma strettamente tecnici – si caratterizzano per essere inutilmente complesse.
Mi spiego: i sottoscrittori che vogliono seguire i principi religiosi non devono riscuotere interessi. Peccato che, essendo anche loro esseri umani, vogliano comunque una remunerazione del capitale impiegato.
E allora? E allora ecco un fiorire di formule che aggirano (un po’ ipocritamente) l’ostacolo. Così, ogni normale prestito deve di fatto tramutarsi in una cartolarizzazione; ogni concessione di mutuo postula un doppio passaggio di proprietà degli immobili (dal precedente proprietario alla banca, che percepisce le rate di mutuo alla strgua di un affitto, ed alla fine dalla banca al mutuatario); e così via…
Il tutto,per "fingere" che in tutte le operazioni vi sia una forma di compartecipazione al rischio con il sottoscrittore, di modo che i flussi di danaro – di fatto a titolo di interesse – siano "giustificabili" sotto altra forma, dopo che ciasuno schema operativo è stato passato al vaglio di apposite commissioni, come dire, "tecnico-teologiche".
Fin qui, nulla di male. E ci mancherebbe!
Però, non posso fare a meno di chiedermi se, in un momento come questo dove la crescita ingiustificata di sovrastrutture complicanti ha già fatto i propri danni, si aproprio il caso di invocare altre inutili complicazioni.
Un "crack islamico", infatti, comporterebbe la ricostruzione e risistemazione di una serie di operazioni caratterizzate da un grado di complessità in media maggiore, e totalmente inutile dal punto di vista economico-tecnico. E sicuramente comporta costi maggiori, anche nel caso non vi siano incidenti di percorso.
Certo, l’uomo non è solo economia; ma sembra proprio di trovarsi davanti al perpetuarsi del principio della doppia verità…

Pubblicato da laureato91 | Commenti (1)

Tag: economia, finanza, società, finanza pubblica

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